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1. Che cos’è per te e come hai incontrato la musica jazz?
Ho iniziato a suonare jazz a 16 anni grazie al mio primo insegnante di chitarra elettrica Salvatore Russo. All’inizio, come il 90% dei chitarristi, suonavo rock, blues, progressive, è stato lui a farmi scoprire questo genere con Django e da li mi si è aperto un mondo musicale nuovo. Per me il jazz ha significato da subito libertà e creatività perché sono passato dall’emulare gli assoli dei chitarristi come David Gilmour, Brian May, a creare qualcosa di mio in totale libertà. Per questo sin da subito ho voluto comporre musica originale e far conoscere al pubblico una mia visione della chitarra jazz.
2. Ci racconti del tuo disco “Perspectives “ ?
Perspectives nasce dall’incontro con John Patitucci al basso e Antonio Cerfeda alla batteria al The Bunker Studio di Brooklyn a New York a giugno 2025. Sono partito da un’idea di sound vicina a Bright Size Life di Metheny per poi creare qualcosa di originale e più vicino al mio modo di scrivere musica. Perspectives non è solo un titolo, ma un invito a guardare, e ad ascoltare, da angolazioni nuove. È un viaggio dentro e fuori la musica, uno spazio in cui convivono visioni diverse che si intrecciano senza mai annullarsi.
3. Come nasce l’incontro e la collaborazione con John Patitucci?
La collaborazione con Patitucci nasce grazie a Antonio. Mio amico da sempre e con cui ho iniziato il percorso di studi al conservatorio. Le nostre strade si sono divise un po’ di anni fa quando lui ha deciso di andare a vivere a New York, ma siamo rimasti sempre in contatto. Lì ha conosciuto e ha potuto suonare con diversi musicisti tra cui John Patitucci, ed è stato proprio Antonio a propormi il suo nome per questo disco quando durante una chiamata gli parlavo dell’intenzione di voler registrare nuova musica.
4. Ci sono delle storie, degli aneddoti o retroscena che riguardano questo disco?
In realtà è stato tutto molto naturale, non ci sono stati degli episodi degni di nota, John è stato molto disponibile sin dall’inizio. Ha voluto le parti dei brani con molto anticipo e ha contribuito suggerendo dei dettagli preziosi. Una cosa che mi fa piacere raccontare è che su brani come Back Home e Federica ha voluto suonare il tema perché lo ispiravano particolarmente, per me è stata una vera gioia!
5. Quali sono i tuoi riferimenti artistici?
Pat Metheny, ovviamente, John Coltrane, Red Garland, Wes Montgomery.
6. Cinque dischi di musica jazz che consigli di ascoltare ai tuoi lettori (oltre al tuo)?
1) Bright Size Life – Metheny
2) Song X – Metheny, Coleman
3) The Wes Montgomery Trio
4) Red Garland’s Piano
5) Capuchin Swing – Jackie McLean
7. Quali sono i tuoi obiettivi artistici e quali sono i tuoi progetti futuri?
Non ho dei veri obiettivi artistici prefissati, mi piace vivere la musica così come viene cercando di fare sempre del mio meglio e rimanendo il più possibile sincero musicalmente. Progetti futuri sicuramente portare il più possibile in giro questa nuova musica, farla conoscere al pubblico sia in Italia che all’estero. Inizieremo con un tour a Settembre in diverse capitali europee, sia in festival che in club, in una data al Marni Theatre di Bruxelles ci sarà con noi al trombone Robin Eubanks, non vedo l’ora! Quello che verrà dopo sarà sicuramente influenzato da tutto quello che ho imparato e imparerò dal suonare Perspectives in giro nei prossimi mesi.
8. Che sogno hai nel cassetto?
Presentare un mio disco al Village Vanguard, è il sogno di tutti i jazzisti…credo!
9. C’è qualcosa che vorresti dirci che non ti abbiamo chiesto?
Mah...credo che abbiamo detto tutto! Voglio però ringraziarvi per il tempo e lo spazio che state dedicando a questa mia nuova uscita discografica. Per me è molto importante e ripaga i tanti sforzi affrontati per portare a termine questo lavoro. Grazie!
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