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1. Come nasce l’idea e la genesi di questo nuovo disco (terzo disco da leader per la casa discografica Dodicilune, dopo “Diffrazioni” del 2024 e “Famiglio” del 2025)?
Il nucleo concettuale del disco si sviluppa proprio attorno all’esigenza di non interrompere il flusso espressivo iniziato con i lavori precedenti, evolvendo il linguaggio e ricercando nuove ambientazioni. Il tutto nasce dalla mia esigenza di esprimere uno spirito curioso e la voglia di sperimentare, una caratteristica che mi ha sempre portato ad esplorare generi musicali non convenzionali, rari o ibridi a favore di sonorità che uniscono stili differenti come il jazz d’avanguardia o il folk contaminato, muovendomi tra musica acustica ed elettronica. L’ idea è sempre quella di liberarsi da strutture e direzioni rigide a favore di una certa flessibilità nella forma, trasformando la musica in un organismo vivo capace di mutare struttura e direzione a seconda dell’ispirazione del momento e dell’interazione tra i musicisti.
2. Quanto tempo ha richiesto e con quali modalità?
Non ha richiesto molto, ci siamo incontrati in studio di registrazione e in poche ore avevamo già catturato tutto il materiale. Prima di ogni ripresa davo delle indicazioni generali sul tipo di ambiente sonora che volevo ricreare e una tonalità di partenza, in alcuni casi presentando dei piccoli temi da utilizzare solo come pretesto per lo sviluppo improvvisativo centrale, poi il tutto si è evoluto in maniera spontanea e libera anche grazie alla sensibilità dei musicisti che mi hanno accompagnato in questo nuovo viaggio, Stefano Benini al flauto, Enrico Terragnoli al basso e sintetizzatore e Luca Pighi alla batteria.
3. Ci sono delle storie, degli aneddoti o retroscena che ci vuoi raccontare su questo lavoro?
Abbiamo registrato al Cat Sound studio di Mario Marcassa a Badia Polesine, durante tutta la registrazione a farci compagnia c’ era la gatta Atena di Mario che gironzolava tra i cavi o si accucciava sulle custodie degli strumenti, amando moltissimo gli animali la cosa mi ha fatto molto piacere, per qualche ragione la sua presenza rendeva il posto familiare ed accogliente, oltre a darmi pace e sicurezza, una magia! Oltre a questo tutta la giornata è stata speciale, condividere con altre persone un progetto originale e suonare insieme della musica che nasceva sul momento è sempre un esperienza elettrizzante,costruttiva e di crescita.
4. Che cos’è per te la musica jazz?
Sicuramente non è e non deve essere retorica, non deve basarsi su formule ripetute a memoria per compiacere l’ascoltatore, ma vivere di verità immediata e urgenza espressiva perchè mentre la retorica pianifica il consenso a tavolino il jazz dovrebbe esporsi al rischio dell’errore attraverso l’improvvisazione pura. Per me il jazz è istinto, invenzione, creatività e avventura. Riesco a sentirlo vivo solo a queste condizioni.
5. Quali sono i tuoi riferimenti artistici?
Non ho un riferimento artistico assoluto, quando improvviso e compongo cerco di sviluppare un linguaggio personale e autentico, un mio stile originale. Trovare e padroneggiare la propria voce richiede molto tempo e studio, strategie mentali e tecniche che sblocchino quella capacità. Sono sempre alla ricerca di soluzioni e approcci originali e forse ogni disco è solo la fotografia di quel tentativo. Ogni album è un esperienza di crescita. Mi piace ascoltare molta musica diversificando tra i generi, prediligo le atmosfere un po’ cupe, introspettive e notturne. Il jazz è il genere che ascolto forse di più e con più attenzione, dai classici alle derive più moderne. Chitarristicamente mi piace molto lo stile di John Abercrobie, Bill Frisell, Ben Monder, Kurt Rosenwikel......
6. Quali aspetti del mondo del jazz vorresti esplorare in futuro?
In cantiere c’è la realizzazione di un altro disco, a breve faremo una sessione di registrazione con l’ idea di pubblicare un album con l’ etichetta discografica Dodicilune di Maurizio Bizzocchetti, sarà un disco sempre di musica estemporanea, ci saranno solo poche linee guida e dei canovacci per gestirne la direzione. Allo stesso tempo sto preparando un repertorio per trio, chitarra, basso e batteria. In futuro mi piacerebbe registrare brani originali più strutturati, rivisitare degli standard e pubblicare un album solo chitarra. Vorrei che ci fossero più spazzi per poter suonare e proporre la propria musica, più condivisione è più interesse da parte del pubblico per questo genere. Questo è quello che vorrei vivere ed esplorare in futuro.
7. 5 dischi di musica jazz che consigli di ascoltare ai tuoi lettori e ascoltatori (oltre al tuo)?
- The Window in the Window di Kenny Wheeler (per me il più importante)
- Angel Song di Kenny Wheeler
- The Colours of Chloë di Eberhard Weber
- Gateway di Abercrombie, Holland, DeJohnette
- Solstice di Ralph Towner
8. C’è qualcosa che vorresti dirci che non ti abbiamo chiesto?
Vorrei ringraziare Maurizio Bizzocchetti e la sua etichetta Dodicilune che ha sempre supportato i miei progetti seguendone la realizzazione e la distribuzione, per la sua professionalità e fiducia. Un grazie anche a Jazz Lighthouse che con questa intervista ha dato spazio alle mie idee e alla mia musica.
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