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Intervista alla sassofonista Laura J. Marras e presentazione del disco “Serenity”
26/ 06/ 2026

La musicista del mese è la sassofonista sarda Laura J. Marras con il suo disco di esordio "Serenity - Laura J Marras plays Joe Henderson" pubblicato dalla WoW Records che abbiamo intervistato per conoscere meglio la sua figura e la sua musica.

1. Puoi raccontarci da dove provengono i tuoi interessi musicali? Come è iniziato il tuo viaggio nella musica?
Il mio viaggio nella musica è iniziato molto presto, praticamente da bambina. A casa la musica è sempre stata presente grazie a mio padre, che negli anni Settanta suonava la chitarra in un gruppo rock del mio paese d’origine, Fluminimaggiore, nel sud della Sardegna. Amavo cantare e mio padre, vedendo il mio interesse per la musica, un giorno mi chiese se volessi frequentare una scuola di musica. Alla sua domanda su quale strumento avrei voluto studiare, risposi senza esitazione: il sassofono.Fin da piccola, quando sentivo il suono del sax alla radio, ne rimanevo affascinata. Da quel momento iniziai a studiare solfeggio e a frequentare la banda musicale del paese. Suonavamo durante le processioni, le feste patronali e le manifestazioni pubbliche, vivendo la musica come parte integrante della comunità.
2.Che cos’è per te la musica jazz?
Mi piace pensare al jazz come a un non luogo, una dimensione in cui è possibile attraversare stanze emotive diverse. Ogni improvvisazione apre una porta nuova e mi conduce in territori inattesi, permettendomi di entrare in contatto con emozioni che spesso non riuscirei a esprimere a parole.
3.Quali sono i tuoi riferimenti artistici?
Tra i miei principali riferimenti artistici c’è Wayne Shorter. Ascoltandolo ho sempre avuto la sensazione che la musica potesse andare oltre le strutture e aprire continuamente nuove possibilità narrative. Un altro punto di riferimento fondamentale è Joe Henderson. La sua musica mi accompagna da molti anni e continuo a rimanere affascinata dall’originalità del suo linguaggio. Non a caso ho scelto di dedicargli il mio primo lavoro discografico da leader, "Serenity – Laura J Marras plays Joe Henderson", cercando di rileggere i suoi brani e di portarli nel mio universo sonoro. John Coltrane è un altro dei miei grandi maestri. C’è qualcosa nella sua musica che da sempre mi emoziona: mi basta ascoltare poche note per sentire una vibrazione immediata, quasi fisica. Tra i sassofonisti che amo particolarmente c’è anche Michael Brecker, un musicista geniale. Ogni volta che ascolto la sua musica resto colpita dalla naturalezza con cui riesce a coniugare una tecnica straordinaria con una fortissima urgenza espressiva.
4. Ci racconti del tuo disco "Serenity"?
"Serenity" nasce innanzitutto dalla mia ammirazione per Joe Henderson, un musicista che ho sempre amato per la sua originalità e per la libertà con cui affrontava l’improvvisazione. Avevo già portato in concerto la sua musica, ma durante lo studio di alcuni dei suoi brani insieme ad Alessandro Di Liberto, pianista e arrangiatore del progetto, ho sentito il desiderio di avvicinarmi a quel repertorio in modo più personale. Non volevo semplicemente interpretare quelle composizioni, ma provare a rileggerle attraverso la mia sensibilità e il mio modo di vivere la musica. Serenity nasce proprio da questa esigenza: rendere omaggio a Joe Henderson cercando al tempo stesso una voce personale e un modo autentico di raccontare quella musica. L’incontro tra il sassofono, la voce e il flauto di Francesca Corrias, gli arrangiamenti di Alessandro Di Liberto e il contributo della sezione ritmica hanno dato vita a una rilettura che guarda alla musica di Henderson con rispetto, lasciando emergere naturalmente le diverse sensibilità musicali presenti nel progetto.
5. Cinque dischi di musica jazz che consigli di ascoltare ai tuoi lettori (oltre al tuo)?
- Speak No Evil – Wayne Shorter
È uno dei dischi di Wayne Shorter che porto nel cuore. Shorter è stato uno dei primi artisti jazz che ho ascoltato, quando stavo iniziando a scoprire il jazz e a lasciarmi incuriosire da questo linguaggio musicale. Ricordo che mi ritrovavo spesso a cantarne i soli, lasciandomi trasportare da quei mondi sonori ricchi di suggestioni.
- Power to the People – Joe Henderson
Durante gli anni del Conservatorio ascoltai per la prima volta Black Narcissus e ne rimasi quasi ipnotizzata. È un disco che si apre a nuove sonorità e possibilità espressive, trasportandomi in una dimensione in cui nulla è scontato e in cui rimane sempre viva la curiosità di ascoltare ciò che verrà dopo.
- A Love Supreme – John Coltrane
Un disco che continua a emozionarmi ogni volta che lo ascolto. In questa musica percepisco una profondità e un’intensità rare, capace di andare oltre gli aspetti puramente musicali. È un’opera che parla direttamente all’anima.
- Music for Large & Small Ensembles – Kenny Wheeler
È un disco che amo profondamente. Mi affascinano la poeticità della scrittura di Kenny Wheeler e quelle sonorità sospese e suggestive che sento molto vicine al mio modo di vivere la musica.
- Four Jazz Suites – Alessandro Di Liberto
Entrato a far parte della mia discografia durante i miei studi jazzistici in Conservatorio, mi colpì per la forte originalità compositiva e la profonda sensibilità poetica che caratterizzano questa musica. In ogni nota percepisco un forte senso poetico, capace di evocare immagini ed emozioni.
6.Un musicista col quale vorresti suonare?
Se potessi scegliere un musicista con cui condividere il palco, probabilmente direi Wayne Shorter. Avrei voluto sperimentare da vicino quel suo modo libero e visionario di concepire la musica. Allo stesso tempo, credo che la cosa che più mi affascina sia continuare a incontrare musicisti capaci di farmi vedere la musica da prospettive nuove e inaspettate.
7.Quali sono i tuoi obiettivi artistici e quali sono i tuoi progetti futuri?
Mi piacerebbe che Serenity continuasse il suo percorso e potesse raggiungere un pubblico sempre più ampio, soprattutto attraverso i concerti. Ogni volta che porto questa musica sul palco scopro qualcosa di nuovo e mi piace l’idea che possa continuare a crescere attraverso l’incontro con le persone che la ascoltano. Sto già pensando a un secondo disco da leader e sento sempre più forte il desiderio di sviluppare una mia scrittura originale, raccontando attraverso la musica qualcosa che mi appartenga ancora più da vicino. In questa direzione si inserisce anche "Il filo del vento", un mio progetto musicale e narrativo ispirato ai miti e alle leggende della Sardegna, sviluppato nell’ambito della residenza artistica InsulaeLab, sotto la direzione artistica di Paolo Fresu. È un progetto nato dal desiderio di intrecciare musica improvvisata, parole e memoria. Più in generale, il mio obiettivo è continuare a crescere come musicista, mantenendo viva la curiosità, la voglia di studiare e di mettermi in discussione. Credo che la ricerca non finisca mai e che sia proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della musica.
8.Che sogno hai nel cassetto?
La parola "sogno" per me ha un significato particolare. Dopo molti anni trascorsi lontana dal sassofono, una notte ho sognato di ricominciare a suonare. Ricordo ancora il senso di pienezza che provavo in quel sogno, una sensazione che mi ha spinta a riprendere in mano lo strumento e a rimettermi in gioco. Forse il sogno che ho nel cassetto è proprio questo: non smettere mai di cercare quella sensazione, continuando a lasciarmi meravigliare dalla musica.

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